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Il clima cambia, ma non le politiche di gestione del territorio
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Il clima cambia, ma non le politiche di gestione del territorio


In un editoriale fresco di stampa, pubblicato sulla prima pagina del quotidiano "La Provincia", il noto giornalista e scrittore erbese Emilio Magni ci offre un'appassionata riflessione sia sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla "sua" amata Brianza sia sulla miopia che contraddistingue le politiche di gestione del territorio.


Un recente studio scientifico sul rischio di estinzione degli uccelli specialisti delle alte quote, come il fringuello alpino, a causa dei cambiamenti climatici e delle alterazioni degli habitat montani, è lo spunto per esprimere alcune nostalgiche considerazioni sulla progressiva scomparsa dei «vispi pennuti», che fino a qualche anno fa lo scrittore riusciva ad osservare con soddisfazione anche dal proprio balcone, mentre svolazzavano «allegri tra gli alberi e qualche ritaglio di verde, miracolosamente risparmiato dal dilagare dell'edilizia». 


Ma, se è pur vero che questi inverni, sempre più miti, hanno portato anche qualche beneficio, ad esempio favorendo il ritorno dell'olivicoltura sul Lago di Como, «i danni vanno molto oltre il rammarico di non poter più osservare i passeri svolazzare» (anche il fringuello alpino appartiene all'ordine di uccelli passeriformi). Basti pensare alle preoccupazioni espresse, recentemente, da coloro che prestano servizio presso le stazione sciistiche alpine, come i maestri sci, i quali si lamentano del fatto che la stagione invernale sta diventando sempre più corta e che il lavoro sta diminuendo sempre di più, perciò propongono di "destagionalizzare"  la loro professione per consentirgli di continuare a vivere di questo lavoro.


A proposito di turismo invernale, c'è chi ha capito, ormai da tempo, che è insensato insistere con nuovi impianti di risalita e di innevamento artificiale, specialmente alle quote più basse. Perciò, ha deciso di agire di conseguenza, cercando di incoraggiare il ripensamento del turismo insieme ad un nuovo approccio culturale. Di qui, il benevolo riferimento a «quell'ampia sfera di popolo, che osteggia progetti già finanziati per la realizzazione di stazioni sciistiche a quote intorno ai 1.200 metri, come quella del Monte San Primo».

Di fronte ai numeri, ai dati e alle evidenze empiriche, ogni scetticismo e ogni titubanza dovrebbero scomparire, soprattutto dalle politiche di gestione del territorio. Purtroppo, non è così. Di qui, l'amara constatazione inerente alla «febbre imprenditoriale, da parte degli enti pubblici, di sfruttare a piene mani il territorio prealpino e alpino», che «deve sempre dare (spazi per lo sci, strade per il turismo selvaggio, i bacini idroelettrici, e via dicendo) e, quasi mai, ricevere protezione, difesa e valorizzazione». L'unica consolazione è che «la Svizzera ha deciso di cancellare le stazioni sciistiche sotto i duemila metri».


Di seguito alcuni passaggi dell'articolo, firmato dall'appassionato scrittore di storia locale con un titolo alquanto suggestivo: "I passeri scomparsi e il clima che cambia".

«... Questi nuovi impianti "a tutti i costi", dove ormai il ghiaccio è assai raro, pongono qualche riflessione. Stupisce, infatti, chi ha a cuore la difesa dell'ambiente che ci accoglie, tutta questa febbre imprenditoriale, da parte degli enti pubblici, di sfruttare a piene mani il territorio prealpino e alpino. La montagna deve sempre dare (spazi per lo sci, strade per il turismo selvaggio, i bacini idroelettrici, e via dicendo) e, quasi mai, ricevere protezione, difesa e valorizzazione. La Svizzera ha deciso di cancellare le stazioni sciistiche sotto i duemila metri. Non si capisce (o, forse, si capisce bene) questa lombarda ossessione di creare strutture ludiche, anche in luoghi che mal si adattano a queste lusinghe, quando in giro vi sono "millanta" sacrosante opere che attendono di essere realizzate, onde rendere un pò più facile la vita ai normali cittadini, ai lavoratori ...».


Dunque, pure il noto scrittore erbese si unisce alla folta schiera di autorevoli esponenti del mondo della cultura, che si interrogano sull'assurdità dei progetti per la realizzazione di stazioni sciistiche a bassa quota, come quella che la Comunità Montana del Triangolo Lariano e il Comune di Bellagio vorrebbero "rilanciare" sul Monte San Primo. Speriamo che le sue ferventi parole non rimangano inascoltate.


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