C’è un motivo per cui amiamo, particolarmente, il Monte San Primo: appartiene a tutti. C’è chi sale per una camminata, chi per mangiare in rifugio, chi per praticare attività sportiva, chi per ciaspolare quando nevica. Da località sciistica in decadenza, soprattutto a causa del cambiamento climatico che rende sempre di più la neve un evento eccezionale, il Monte San Primo ha saputo trovare vie diverse per fare turismo, complice il totale disinteresse delle istituzioni, dimostrando che la "monocoltura" dello sci da discesa non è l’unico scenario possibile per lo sviluppo economico dei territori di montagna. Questo dovrebbe valere per tutte le località prealpine, a quote relativamente basse, dove ormai lo sci alpino (salvo alcune rare eccezioni) è possibile solo con l’innevamento artificiale, che a sua volta ha dei costi ambientali altissimi. Purtroppo, la Regione Lombardia è del tutto miope e non se ne è ancora fatta una ragione. E così, continuano ad arrivare soldi agli impianti sciistici (che, ormai, vivono quasi esclusivamente di contributi pubblici) per l’innevamento artificiale e per aprire nuove piste da sci a basse altitudini, come nello scellerato caso del Monte San Primo, che per la Regione Lombardia è diventata la montagna di Ponzio Pilato.
E appena stata resa nota l'evasiva risposta ufficiale, fornita dalla Giunta Regionale, all’interrogazione presentata nelle scorse settimane dai consiglieri Onorio Rosati e Angelo Orsenigo sul dissennato progetto "OltreLario": “Incredibilmente, nella risposta all’interrogazione, la Giunta Regionale non risponde a nessuno dei quesiti posti dai consiglieri di minoranza – scrive il nostro Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' – In pratica, il Pirellone si comporta come Ponzio Pilato e se ne lava le mani. Pertanto, il rischio è che ora l’iter proceda verso la progettazione definitiva ed esecutiva, ignorando le perplessità espresse in audizione anche da consiglieri della maggioranza, che avevano chiesto un approfondimento ed una possibile revisione della parte sciistica del progetto”.
La Regione cita, a supporto della propria posizione, la nuova Strategia Integrata Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, riconoscendo il rischio per il turismo invernale legato alla “diminuzione della copertura nevosa stagionale nelle aree montane lombarde” e alla “riduzione della praticabilità degli impianti sciistici e della operatività e redditività delle stazioni sciistiche”. “Da queste premesse, però – sottolinea il nostro Coordinamento – non trae alcuna conseguenza operativa per il caso concreto: il progetto del Monte San Primo viene ricondotto sotto la generica voce 'destagionalizzazione e diversificazione delle attività', come se la realizzazione di impianti per lo sci alpino e di un bacino per l’innevamento artificiale a 1.200 metri di quota fosse coerente con un’offerta turistica diversificata e destagionalizzata e con gli obiettivi di adattamento climatico”.
Va, inoltre, rilevato che la Regione omette di richiamare un proprio documento decisivo, approvato dalla Giunta nel 2016, in cui si legge che “allo stato attuale, gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi”. Un’indicazione che il progetto sul Monte San Primo, con piste comprese tra i 1.100 e i 1.200 metri, contraddice in modo palese. Mentre l’audizione del 15 Ottobre 2025 aveva fatto emergere la necessità di rivedere la "parte sciistica" del progetto, la risposta della Regione si limita a comunicare che “è in corso un confronto con il progettista per definire alcuni aspetti della procedura” di individuazione dell’area sciabile, senza alcun riferimento alle criticità ambientali, climatiche ed economiche, evidenziate dal nostro Coordinamento e da numerosi consiglieri regionali. "Si rischia così di confermare, di fatto, un piano da oltre 5 milioni di euro di risorse pubbliche, che destina circa la metà degli investimenti ad opere sciistiche e di innevamento programmato, in un’area dove i dati storici registrano pochissimi giorni di neve naturale e dove il consumo di acqua ed energia per l’innevamento artificiale si scontra con la stessa crisi idrica regionale”.
Infine, la richiesta delle 39 associazioni del nostro Coordinamento: “Stralcio integrale della componente sciistica del progetto, rinuncia all’invaso per la neve artificiale, ai tapis roulant, alla realizzazione delle piste e dei nuovi parcheggi, che comporterebbero anche il taglio di un’area boschiva. Chiediamo che le risorse pubbliche siano riorientate verso interventi di riqualificazione ambientale, manutenzione della sentieristica, mobilità dolce e fruizione sostenibile della montagna, in coerenza con la stessa pianificazione regionale di adattamento al cambiamento climatico. Continueremo le iniziative di mobilitazione, informazione e pressione istituzionale, fino al ritiro della parte sciistica del progetto”.
Pagine di approfondimento dal nostro sito:
"OltreLario" e le audizioni:
https://bellagiosanprimo.com/oltrelario-e-le-audizioni/
Rassegna stampa locale 2026:
https://bellagiosanprimo.com/rassegna-stampa-locale-2026/
Rassegna video locale:
https://bellagiosanprimo.com/rassegna-video-locale/
Suggerimenti e proposte:
https://bellagiosanprimo.com/suggerimenti/
Proposte in sintesi:
https://bellagiosanprimo.com/proposte/
Progetto di fattibilità tecnica ed economica "OltreLario":
https://bellagiosanprimo.com/oltrelario/
Pagine di approfondimento dal Web:
Comunicato del Consiglio della Regione Lombardia - Incontro con il Coordinamento per il Monte San Primo:
